Perché non si dice o non si dovrebbe dire 'DESIGN'

Pubblicato il 27/07/2026

Con simpatia

C’è una frase che nel nostro settore capita di sentire molto spesso. Viene pronunciata con un tono di sommessa riverenza, a volte indicando un mobile particolarmente bello o una lampada originale: “Questo è un oggetto DI DESIGN”.

Ecco, lo diciamo subito, con un gran sorriso e zero pretese: questa espressione, ormai usata come sinonimo di "bello", "particolare" o "sofisticato", in realtà ci fa sempre un po' sorridere, perché non definisce nulla di preciso.

Allora perché questa parolina magica è diventata un divertente "rebus" per chi ama l'arredamento? Facciamoci due risate insieme e scopriamo perché, dietro a questo modo di dire, si nasconde un mondo molto più semplice e alla portata di tutti.

 

Il divertente paradosso: Anche una molletta da bucato è "di design"!

La verità è che la parola design significa semplicemente progettazione. Non è un titolo nobiliare che si da solo alle cose di lusso!

Qualsiasi oggetto quotidiano che usiamo – dalla sedia da spiaggia pieghevole in plastica arancione alla moka con cui prendiamo il caffè la mattina – è stato pensato, disegnato e progettato da qualcuno per funzionare al meglio. Quindi, a modo suo, è "di design"! Usare questo termine per dire che una sedia è bellissima è un po' come andare al ristorante, assaggiare un piatto pazzesco e dire al cameriere: “Complimenti, questa pasta è proprio CUCINATA”. Ci sta, ma diamo per scontato che lo sia!

 

Come si è creato il malinteso?

Negli anni, nel linguaggio di tutti i giorni, abbiamo iniziato a usare "di design" come un'etichetta per descrivere qualcosa che ha una linea fuori dal comune o che magari ha forme insolite che catturano subito lo sguardo. È una scorciatoia linguistica comodissima che usiamo tutti quando un oggetto ci colpisce e non sappiamo bene come definirlo!

Il bello del design però, soprattutto nel mondo del modernariato, è che non ha bisogno di etichette complicate per farsi notare: spesso sono proprio gli oggetti più semplici, quelli pensati cinquant'anni fa per essere comodi e resistenti, ad avere le linee più convincenti e azzeccate.

 

E allora, come possiamo dire quello che vogliamo dire?

Se vogliamo divertirci a trovare parole nuove per descrivere quel pezzo che ci fa battere il cuore, ecco qualche alternativa leggera ma coerente da usare con gli amici:

 

Se ha una forma pazzesca,possiamo dire che "ha linee scultoree".
Se viene dal passato ma sembra fatto (addirittura) domani, "è proprio un classico intramontabile".
Se ci ha semplicemente ipnotizzati,diciamo pure che "è un design unico”. E basta.

 

 

Il consiglio di 39Vantini

La prossima volta che vi innamorate di un mobile, dimenticate le definizioni da manuale. Guardatelo, toccatelo e lasciatevi guidare dall'istinto. Perché un arredo non deve avere un'etichetta altisonante per avere il diritto di entrare a casa vostra.

Deve essere, molto più semplicemente, bello per voi e avere una storia che vi somiglia. Al resto, ci pensiamo noi.

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