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IL PESO DELLA VALIGIA

29/02/2016

Hai fatto tutta quella strada per arrivare fin qui 
e ti è toccato partire bambina 
con una piccola valigia di cartone 
che hai cominciato a riempire “

canta il buon vecchio Luciano Ligabue.

La valigia di cartone, nell’immaginario collettivo, rimanda allo stereotipo del migrante, del giovane uomo che con il suo bagaglio di speranze e di sogni decide di intraprendere un viaggio per trovare la “terra promessa”.
Le valigie di cartone erano piene di sogni ma la loro capienza, paragonata a i moderni trolley, era assai ridotta: ci si portava il minimo indispensabile e tanti sogni.
Famose sono le scene nei film dove il protagonista porta a mano la sua valigetta di cartone e si appresta a prendere il treno per la felicità.
Subito dopo l’unificazione nazionale le migrazioni all’estero rappresentano un fenomeno caratteristico dell’evoluzione demografica, economica e sociale del nostro Paese; la drastica riduzione delle opportunità lavorative, le tensioni sociali scatenate dal nuovo assetto politico- istituzionale la miseria diffusa, creano le condizioni per un grande esodo di massa.
Nei primi anni del 900 le mete più ambite sono i paesi oltreoceano, in primis la grande America e quello che sarà definito “il sogno Americano”: grandi attraversate oceaniche, in imponenti navi cariche di cuori e anime piene di speranza, nell’attesa di approdare nel “Nuovo Mondo”.
Poche lire per cambiare una vita intera “Mamma mia dammi cento lire
che in America voglio andar …!
Mai come oggi, in tempi economicamente critici come quelli che sta attraversando l’Italia, una valigia di cartone per un giovane potrebbe significare tutto.
La decisione di lasciare un’Italia che fatica a creare prospettive lavorative per i giovani, che tarpa le ali di chi, finiti gli studi, si affaccia nel mondo del lavoro.
E allora perché non partire? Perché non prendere la valigia e decidere di rischiare?
Nel viaggio l’importante non è mai la meta ma il percorso, le emozioni, le esperienze che ogni persona compie, vive e respira. È il vivere sempre nel “qui e ora”, è apprendere come la nostra normalità per altri sia qualcosa di assolutamente assurdo. È imparare ad adattarsi, è scegliere di apprendere e comprendere, è decidere di conoscere, di scoprire, di non fermarsi e nascondersi dietro pregiudizi e stereotipi.
È mettere in gioco se stessi in primis e le proprie sicurezza.
Il viaggio è crescita, è fatica, è sudore, ma è anche soddisfazione, scoperta, realizzazione e cambiamento.
È investire tutto in quella speranza che una valigia può contenere e nel peso di una decisione coraggiosa e rischiosa.
E non importa quale sarà l’esito del viaggio, se tornerai povero economicamente ma arricchito nello spirito, se tornerai stanco ma felice.
L’unica regola del viaggio è: non tornare come sei partito. Torna diverso.

Laura Girotti

Charlie